domenica 26 febbraio 2012

frammento di bassorilievo a Ostia antica
























Cosa significava la figurazione dei cavalli dipinti sui vasi e scolpiti nei marmi per gli antichi? L'emblema di forze sopite nell'interiorità dell'uomo, potenze da domare per essere capaci di condurre il cammino dell'esistenza verso un buon fine.
Torna alla mente l'immagine platonica della biga alata aggiogata al tiro di due cavalli che simboleggiano le forze irrazionali dell'anima, una negativa (distruttiva) e l'altra positiva (creativa) dove l'auriga rappresenta la parte razionale dell'anima stessa.
In particolare, l'auriga è dotato d'ali (come gli eroti della tradizione classica) poiché testimonia la capacità dell'anima di elevare ciò che in noi v'è di pesante rendendoci partecipi del divino.
L'ala viene nutrita dall'agire rituale mentre ciò che è irrituale e malvagio la rovina.
Il senso del mio lavoro pittorico è solo di natura rituale.
Un occasione per sperimentare un applicazione "felicemente disciplinata", allo stato attuale delle mie ridotte competenze non c'è nessuna abilità da dover mostrare, casomai fornire la possibilità di un esempio concreto, una "tensione di conversione" che forse un giorno potrà trovare una sua utilità.
Nonostante la personale mediocrità l'ispirazione convertita per mezzo di una definita grammatica operativa può ancora rendere possibile un approfondimento convinto e gentile dei volumi e l'aria loro intorno, questo per infondere un maggior senso all'esistenza.
La volontà poetica è una sorta di "calor bianco" molteplicemente contrastato da correnti fredde, oggi massimamente congelanti.
A niente altro è destinata la mia ridotta, ridotta mio malgrado, applicazione.